I Tarocchi Jodorowsky-Camoin

Fino al secolo XVIII, i Tarocchi sono stati assimilati al gioco d'azzardo, mentre il loro significato profondo passava inosservato. I disegni erano stati mutilati o trasformati, adornati con ritratti di nobili e messi al servizio dei fasti di corte. Ciascun trattato diceva una cosa diversa, spesso in contraddizione con gli altri. In realtà, invece di parlare obiettivamente dei Tarocchi gli autori li usavano per fare il proprio autoritratto e li infarcivano di superstizioni. Come se Tarocchi fossero un domestica perennemente al servizio di una dottrina estranea...
Fino a quando il pastore protestante nonché massone Court de Gébelin (1728-1784), nell'ottavo volume della sua enciclopedia Le monde Primitif (1781), non ha attribuito ai Tarocchi caratteristiche esoteriche e non solamente ludiche, nessuno aveva mai davvero osservato gli arcani, né lui né i suoi seguaci. Senza rendersi conto che queste carte sono un linguaggio ottico che va considerato in tutta l'estensione dei particolari, Gébelin fa delle proprie fantasie una realtà: pubblica una pessima copia dei Tarocchi di Marsiglia in cui elimina un'infinità di dettagli, mette uno 0 a Le Mat e lo chiama "Il Pazzo" per dargli un significato negativo; aggiunge una gamba al tavolo del Mago; trasforma l'Imperatore l'Imperatrice in Re e Regina etc. In questo modo pretende di correggere gli "errori" dell'originale.
A partire dalla pubblicazione di questo trattato esoterico sui Tarocchi ne Le monde Primitif, gli occultisti hanno cominciato a delirare, rifiutando di concentrare l'attenzione sui disegni dei Tarocchi di Marsiglia e considerando la copia di Court de Gébelin e le sue spiegazioni egizie come l'autentica verità esoterica. Nel 1783 un indovino di moda, il parrucchiere Aliette, sotto lo pseudonimo di Eteilla (1750-1810), crea un tarocco fantasioso che mette in relazione con l'astrologia e la carbala ebraica. Poi, Alphonse Louis Constant, alias Éliphas Lévi (1816-1875), malgrado il grande intuito, disdegna i Tarocchi di Marsiglia trovandoli "exoterici" e in Dogma e Rituale dell'Alta Magia disegna una versione "esoterica" del Carro, della Ruota di fortuna, del Diavolo, decide che i 22 Arcani Maggiori illustrano l'alfabeto ebraico e rinnega i 56 Arcani Minori. Questa idea viene seguita da Gérard Encausse, che sotto lo pseudonimo di Papus (1865-1917) si permette di creare Tarocchi con i personaggi egizi che illustrano una struttura cabalistica ebraica. Dopo questi tentativi di infilare nei Tarocchi ogni genere di sistema esoterico, si scrivono migliaia di libri basati su una inesistente "tradizione", con l'idea di dimostrare che i Tarocchi sono stati creati dagli egizi, dai caldei, dagli ebrei, dagli arabi, dagli induisti, dai greci, dai cinesi, dai maya, dai catari, tirando in ballo anche Atlantide e Adamo, il quale godrebbe del privilegio di aver disegnato le prime carte, sotto la dettatura di un angelo...
Diversi gruppi etnici, religiosi, società segrete ne hanno rivendicato la paternità: tzigani, ebrei, cristiani, musulmani, massoni, rosacrociani, alchimisti, artisti (Dalì), guru (Osho) e così via. Ogni nuovo mazzo di carte racchiude la soggettività dei suoi autori, la loro visione del mondo, i pregiudizi morali, il limitato livello di coscienza. Come nella favola di Cenerentola, dove le sorellastre sarebbero disposte a mutilarsi e a mozzarsi un pezzo del piede pur di calzare la scarpetta di cristallo, ogni occultista ha modificato la struttura originale. Per far combaciare i Tarocchi con le 22 vie dell'Albero della Vita che uniscono le 10 sephirot della Tradizione cabalistica,Waite scambia il numero VIII de la Giustizia con il numero XI de la Forza; trasforma l'Innamorato in Gli Amanti e così via, falsificando il significato di tutti gli arcani. Aleister Crowley, occultista appartenente all'Ordo Templi Orientis, cambia anche i nomi, i disegni (e quindi il significato) e l'ordine delle carte: la Giustizia diventa il Giudizio; Temperanza diventa l'Arte; il Giudizio diventa Eone ed elimina i Fanti e i Cavalieri e al loro posto mette Principi e Principesse. Oswald Wirth, occultista svizzero massone e membro della società Teosofica, disegna da sé i propri di Tarocchi introducendo negli arcani non soltanto abiti medievali, sfingi egizie, numeri arabi e lettere ebraiche al posto dei numeri romani, simboli taoisti e la versione alchemica del Diavolo inventata da Éliphas Lévi, ma si ispira anche alla grossolana versione di Court de Gébelin. J. Maxwell in Le Tarot, le symbole, les arcanes, la divination, è il primo autore che torna alle origini, riconoscendo che i Tarocchi di Marsiglia (di Nicolas Conver) sono un linguaggio ottico e per comprenderlo bisogna guardarlo. Più tardi, Paul Marteau nel suo libro Le Tarot de Marseille, imitando Maxwell, riproduce le sue carte. Pur perseguendo la strada dello studio dei Tarocchi iniziata da Maxwell, Marteau commette due errori. Per un verso il suo mazzo è soltanto un'approssimazione dell'originale: i disegni sono l'esatta riproduzione dei Tarocchi di Besançon pubblicati da Grimaud alla fine del XIX secolo, che a sua volta riproducono altri Tarocchi di Besançon pubblicati da Lequart e firmati "Arnault 1748". Si prende anche la libertà di modificare alcuni dettagli, forse per imprimergli il proprio marchio e poterlo commerciare incassando, per così dire, i diritti d'autore. In più, conserva i quattro colori di base imposti dai macchinari tipografici invece di rispettare gli antichi colori più variati delle copie dipinte a mano. Questi errori di Marteau, purtroppo, influenzeranno alquanto negativamente tutto il secolo passato, in cui si credette, a torto, che quei Tarocchi fossero un modello di riferimento.
Insomma, secoli di sogni e di inganni! Creare nuove versioni dei Tarocchi di Marsiglia con l'illusione che cambiando i disegni o il nome delle carte si possa realizzare un capolavoro, è pura vanità. (Alejandro Jodorowsky, estratti da la "Via dei Tarocchi")
"Io e Alejandro Jodorowsky abbiamo sempre sostenuto che i Tarocchi di Marsiglia erano nati proprio a Marsiglia e che non erano assolutamente stati copiati da un mazzo proveniente da un altro luogo dell'Europa. Questa tesi è controcorrente rispetto a ciò che gran parte degli storici affermano; come prova ci mostrano mazzi di Tarocchi anteriori di circa due secoli rispetto ai più antichi mazzi di Tarocchi di Marsiglia a nostra disposizione... Arrivano dunque alla conclusione che i più vecchi sono quelli che hanno dato la nascita agli altri. I Tarocchi di Marsiglia avrebbero questo nome soltanto perché fabbricati a Marsiglia. Eppure, se domani scoprissimo un vecchio baule con delle carte ancora più antiche provenienti da un altro stato, questi stessi storici cambierebbero opinione e così via... Io invece preferisco fare riferimento a metodi più scientifici, che convergono tutti verso una reale fonte di conoscenza localizzata geograficamente da 2000 anni a Marsiglia e dintorni." (Philippe Camoin)
È in questo contesto che si inserisce il nuovo gioco di Tarocchi Camoin-Jodorowsky. L'enorme, assoluta differenza rispetto al passato, consiste nello sforzo congiunto dei due autori di restaurare, ricostituire l'antico e originario gioco di Tarocchi, cioè il gioco di Tarocchi primitivo che nel corso dei secoli è stato oggetto di innumerevoli deviazioni e alterazioni. Ci scusiamo di insistere su questo punto, ma è una questione essenziale: il nuovo gioco di Tarocchi Camoin-Jodorowsky non è un'opera derivante dalla fantasia o dall'immaginazione dei due autori. Certamente i due maestri cartai vi hanno inserito le loro qualità e le loro conoscenze individuali. Ma non si tratta dell'appropriazione soggettiva di un'opera così singolare e monumentale. È stato lo studio comparativo di decine e decine di giochi antichi, l'analisi completamente rispettosa di una secolare Tradizione che ha permesso la ricomposizione di questo gioco. Prendendo in prestito un termine ben noto al linguaggio scientifico, potremmo definire tale ricomposizione come una "restitutio ad integrum": l'antico gioco, da secoli del tutto scomparso, è stato ricondotto alla sua integrale condizione originaria. Di fatto ne è nata un'opera nuova, nuova nel senso che essendo scomparsa da secoli dalla circolazione, non esisteva più; un'opera composita e originale ma del tutto fedele al canone primordiale. È questa la grande distanza che separa il gioco di Tarocchi Camoin-Jodorowsky rispetto ai giochi del passato: una distanza scavata lungo il solco di una Tradizione autentica. È a tutti gli appassionati, a tutti i ricercatori di una reale verità tradizionale che il nuovo gioco di Tarocchi Camoin-Jodorowsky si rivolge.


